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Le tecniche, la tecnica più praticata: la lezione

Nel contributo precedente abbiamo affermato che “il metodo si avvale di tecniche, ma non si identifica con le tecniche”.

La tecnica è un insieme più o meno coerente di mezzi, di materiali, di procedure, che può avere una finalità in sé e che può essere al servizio di metodi pedagogici diversi[1].

La lezione è una tecnica che si connota di significati che si differenziano in base ai mezzi, ai materiali e alle procedure che in essa vengono utilizzate. Non solo. I significati che la esprimono si possono classificare in base alle modalità di insegnamento-apprendimento privilegiate durante il suo svolgimento.

 

La lezione centrata sul docente comporta una trasmissione delle conoscenze dall’insegnante all’allievo. L’insegnante decide e seleziona i contenuti dell’apprendimento. Il luogo previlegiato della lezione di questo tipo è l’aula, il mezzo: la voce dell’insegnante, il materiale si identifica nel libro di testo, la procedura consiste nell’insegnante che spiega e nello studente che ascolta.

Il successo  della lezione tradizionale (l’apprendimento da parte degli studenti) è sottoposto a una serie di variabili: il grado di preparazione del docente sull’argomento da trattare, le capacità comunicativo-relazionali del docente, le differenze di preconoscenze, di attenzione, di stili ...

 

... cognitivi e di modi di apprendimento degli studenti.

 

La lezione frontale

L’oggetto di questo tipo di lezione è il contenuto/informazione e l’attività grava completamente sul docente. La sua finalità è impartire una determinata quantità di contenuti/informazioni, il procedimento è analitico e muove dal semplice al complesso.

L’obiettivo è quello di somministrare il massimo di informazioni al maggior numero di allievi nel minor tempo possibile. L'organizzazione spaziale dell’aula comporta la disposizione allineata degli studenti, così che tutti possano vedere il professore.

La lezione è utile, quando i partecipanti all’attività formativa sono completamente sprovvisti di elementi conoscitivi rispetto ai contenuti trattati, nel caso in cui esistano preconoscenze differenziate negli studenti è importante utilizzare altri strumenti metodologici come il lavoro di gruppo, lo studio di caso, le simulazioni, ecc.. Attraverso questa metodologia il docente può trasmettere contenuti/informazioni ai discenti in un breve e ben definito periodo di tempo e rendere omogeneo il livello di conoscenza di una classe su un determinato argomento.

Il docente prima di affrontare una lezione deve progettarla, dedicandosi alla definizione di un percorso formativo logico rispetto ai contenuti da trattare e organizzando le modalità di comunicazione docente–discenti. In questo senso il ruolo del docente acquista importanza, in quanto egli deve preferire determinati metodi di spiegazione, cercare di catturare l’attenzione sugli argomenti trattati per evitare una eventuale dispersione di attenzione e raggiungere un livello di apprendimento soddisfacente. La lezione ha raggiunto il suo scopo quando i contenuti sono presentati e sviluppati dal docente con rigore scientifico e chiarezza espositiva.

Questo tipo di lezione prevede tre fasi fondamentali: la spiegazione, lo studio individuale e la ripetizione.

 

La lezione centrata sullo studente suppone il docente come facilitatore dell’apprendimento che progetta le condizioni attraverso le quali lo stesso viene favorito nei differenti soggetti. Non esiste più un luogo previlegiato per la lezione, essi sono molteplici e differenti così come i mezzi, i materiali e le procedure che il docente progetta in base ai risultati che vuole ottenere.

Questi approcci favoriscono negli studenti la pratica riflessiva, il problem solving, il pensiero critico, l’autoefficacia, la capacità di comunicare e di prendere decisoni, l’autovalutazione.

 

Non ci soffermeremo sui modi della lezione frontale[2] bensì cominceremo ad analizzare le procedure della lezione che si avvale dell’integrazione di altre tecniche, le quali, non indugiano solo su obiettivi formativi di carattere esclusivamente trasmissivo di conoscenze ma anche destinati allo sviluppo di abilità e competenze di carattere operativo e sperimentale.

La trasmissione dei contenuti in una lezione non è un’operazione né facile né scontata, infatti in questo processo incidono alcuni fattori, già sopra accennati, quali la differenza cognitiva fra il docente e il discente, il concetto di apprendimento che fa da cornice all’impianto didattico-metodologico della lezione e la complessità  della relazione comunicativa fra docente e discente.

Per quanto concerne i fattori cognitivi, gli studi di J. Piaget hanno sottolineato come le modalità di apprendimento passano attraverso tre fasi ben definite: assimilazione, accomodamento, equilibrazione.

Nei bambini prevale la modalità assimilativa, cioè la ricezione delle conoscenze che via via  vengono poi integrate nella mappa conoscitiva del soggetto a cui segue un processo di autoregolazione delle nuove conoscenze all’interno di un sistema già strutturato.

Secondo le teorie piagettiane, le possibilità di apprendere del discente sono strettamente connesse con gli stadi dello sviluppo dell’intelligenza, il ragionamento logico complesso, cioè quello ipotetico-deduttivo si sviluppa solo verso una certa età, individuata intorno ai 12,13 anni, continuandosi a strutturare nel tempo.

Per quanto riguarda il concetto di apprendimento, gli studi di D. P. Ausubel rivestono un’importanza particolare nell’individuare la cornice e lo sfondo in cui inserire le prassi didattiche e metodologiche.

Lo studioso americano distingue due tipi di apprendimento quello meccanico e quello significativo, nel processo di apprendimento, secondo D. P. Ausubel, ci sono diversi gradi qualitativi, quello più basso è costituito dall’apprendimento meccanico, quello più elevato dall'apprendimento significativo che avviene non per ricezione ma per scoperta. Questi gradi seppure diversi dal punto di vista qualitativo sono, però, tutti necessari e hanno proprie caratteristiche. L'apprendimento meccanico è un primo apprendimento attraverso cui i soggetti sviluppano i prerequisiti per un apprendimento complesso. L'apprendimento meccanico fornisce la struttura necessaria di base per un apprendimento significativo attraverso cui ogni nuova conoscenza diventa significativa solo se si inserisce organicamente in quelle già possedute che sono riorganizzate e orientate in modo diverso.

L’apprendimento significativo può aver luogo solo se ci sono alcune condizioni: esso deve essere il prodotto di una costruzione attiva da parte del soggetto; esso deve essere strettamente collegato alla situazione concreta in cui avviene l’apprendimento; esso deve nascere dalla collaborazione sociale e dalla comunicazione interpersonale.

 

Le caratteristiche di un ambiente di apprendimento che facilita l’apprendimento significativo sono quelle per le quali si ha la possibilità “di apprendere in modo attivo, costruttivo, intenzionale, autentico e collaborativo.” (Jonassen et al. 2007):

  • Ambiente ATTIVO: per il quale è necessario uno sforzo concreto di colui che apprende nella costruzione della propria conoscenza in contesti significativi mediante la manipolazione di oggetti, l’osservazione e l’interpretazione dei risultati dei suoi interventi. In questo modo si verifica il principio del “learning by doing” (imparare facendo).
  • Ambiente COSTRUTTIVO: richiede di articolare ciò che è stato fatto e di riflettere sulle proprie attività e osservazioni. Le nuove conoscenze creano discrepanze tra ciò che si osserva e ciò che si comprende. Questo è quello che consente ai discenti di andare avanti integrando le vecchie conoscenze con le nuove. Si può fare riferimento ai processi di assimilazione e accomodamento, teorizzati da J. Piaget, che implicano la costruzione di nuove conoscenze. Secondo il pedagogista svizzero il vero apprendimento avviene nel momento in cui vi è la modifica degli schemi cognitivi (accomodamento).
  • Ambiente INTENZIONALE: dove lo studente dà un'autogiustificazione all'impegno di perseguire e raggiungere uno scopo (goal directed). È compito dell'insegnate creare la motivazione all'impegno e al conseguente apprendimento.
  • Ambiente AUTENTICO: caratterizzato da complessità e fortemente contestualizzato. Si basa su complessi problemi della vita reale per favorire un coinvolgimento pratico degli studenti nei contesti concreti.
  • Ambiente COLLABORATIVO: prevede una dimensione conversazionale e collaborativa per favorire la comprensione, la quale, avviene sempre attraverso il confronto, lo scambio, il dialogo e la negoziazione con gli altri.

La lezione efficace.

Le sintetiche considerazioni teoriche, fanno da guida all’individuazione di alcuni momenti essenziali per la progettazione di una lezione efficace, essi si possono sintetizzare in due aspetti fondamentali:

 

  • la pianificazione di un percorso comunicativo che faciliti l’ascolto e riesca a creare un clima affettivo–relazionale che sostenga la motivazione e la partecipazione attiva dei ragazzi;
  • la trasmissione dei contenuti, idee, concetti.

 

Per quanto riguarda il primo aspetto, una grande attenzione va posta nella gestione delle dinamiche comunicative e relazionali alunno–docente poiché una buona interazione comunicativa assicura un coinvolgimento attivo degli alunni; è molto importante che il docente sappia porre domande efficaci, più che dare risposte. Le domande indicano all’allievo la strada, il percorso da seguire. Le domande efficaci e i problemi sfidanti sono di per sé già stimolanti e coinvolgenti,  a patto di lasciare il tempo agli alunni di poter riflettere, sollecitare risposte immediate per instaurare una buona interazione con la classe.

Alcune tecniche ben collaudate sono quelle che vedono la partecipazione collaborativa di tutti gli allievi nel trovare una risposta o una soluzione al problema o alle domande poste. Una possibilità di interazione – anche in una classe numerosa – è offerta dalla tecnica della consultazione in piccolo gruppo. Agli studenti  vengono concessi 1-2 minuti per discutere con il vicino di banco circa la risposta o la soluzione di un problema. Alcuni alunni hanno bisogno di una simile opportunità per verificare le proprie idee in un situazione protetta  prima di confrontarsi in un gruppo più numeroso.

La padronanza di alcune tecniche comunicative è un altro fattore di successo nell’interazione: parlare in modo chiaro, mantenere il contatto visivo con tutta la classe, fare delle pause sono accorgimenti che permettono di attirare  e mantenere l’attenzione e nel contempo dare modo al cervello di consolidare informazioni.

 

Per quanto riguarda la trasmissione dei contenuti, la pianificazione di una lezione richiede in primo luogo una conoscenza approfondita dei contenuti e in secondo luogo una loro organizzazione efficace nella progressione della presentazione .

Una lezione, dal punto di vista strutturale, si articola in tre momenti principali.

 

Fase  dell’avvio

Questa fase è cruciale per il buon andamento della lezione perché è determinante per il coinvolgimento degli alunni e per stabilire un legame fra ciò che gli alunni sanno e ciò che dovranno apprendere.

Azioni da intraprendere:

  • Individuare il contenuto e gli obiettivi della lezione.
  • Condividere i contenuti e gli obiettivi con gli alunni.
  • Stimolare la motivazione e il coinvolgimento degli alunni.
  • Collegarsi con le preconoscenze degli studenti precdentemente sollecitate.

Fase centrale

In questa fase l’organizzazione dei contenuti e l’attenzione ai processi di apprendimento degli alunni sono essenziali per arrivare a conseguire gli obiettivi che si vogliono perseguire.

Azioni da intraprendere:

  • Presentare la progressione logica dei contenuti.
  • Stimolare l’interazione tra gli allievi per operare transfer delle conoscenze e elaborazioni dei contenuti.
  • Monitorare la comprensione.
  • Lanciare feedback di rinforzo per sostenere l’apprendimento e la motivazione.
  • Usare strumenti e attività pratiche per rinforzare gli aspetti fondamentali presentati.

Fase di uscita

Questa fase è spesso molto sacrificata dal tempo, ma riveste  un’importanza fondamentale per il controllo degli apprendimenti e per stimolare l’interesse per i successivi argomenti.

Azioni da intraprendere:

  • Sintetizzare in gruppo concetti e argomenti trattati.
  • Monitorare la comprensione finale.
  • Proporre attività di riflessione sulle conoscenze pregresse e quelle acquisite.
  • Anticipare i passi successivi del percorso didattico che andranno intrapresi.

In ognuna delle fasi della lezione è necessario adoperare più tecniche, ciascuna delle quali, inserita in un contesto di apprendimento adeguato, contribuirà a moltiplicare le condizioni che rendono l’apprendimento significativo.

Una  descrizione dettagliata delle tecniche avverrà in un prossimo contributo.

 

di Patrizia Appari

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Bibliografia

  • Antonietti A., Cantoia M., “La mente che impara. Percorsi metacognitivi di apprendimento”, La Nuova Italia, Milano, 2000
  • Ausubel D. P., 1978, Educazione e processi cognitivi: guida psicologica per gli insegnanti, introduzione di Cesare Cornoldi e Paolo Meazzini, ed. italiana a cura di Daniela Costamagna, Franco Angeli, Milano.
  • Ausubel D. P., 1960, «The use of advance organizers in the learning and retention of meaningful verbal material», Journal of Educational Psychology, 51, 267-272.
  • Ausubel D. P., 1963, The Psychology of Meaningful Verbal Learning, Grune & Stratton, New York.
  • Boscolo P., Psicologia dell’apprendimento scolastico. Aspetti cognitivi e motivazionali, UTET, Torino, 1997
  • Calvani A., Principi dell'istruzione e strategie per insegnare. Per una didattica efficace, Carocci, Roma, 2011
  • http://www.sapie.it/images/SchedeSApIE/SApIEschedelalezione.pdf
  • Casse P., Come negoziare con successo, FrancoAngeli, Milano, 1994
  • Gardner H., Sapere per comprendere. Discipline di studio e disciplina della mente, Feltrinelli, 1999
  • Morin E., La testa ben fatta. Riforma dell'insegnamento e riforma del pensiero, Cortina, 2000
  • Morin E., I sette saperi necessari all'educazione del futuro, Cortina, 2001
  • http://www.davidlewisphd.com/courses/EDD8121/readings/1999-Jonassen.pdf

 

 

 

 

[1] G. Mialaret

[2] Per la quale proponiamo un contributo di Laboratorio Formazione proposto nel nostro corso “La lezione: metodologie e tecniche didattiche”

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