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La lezione esercitativa e le tecniche attive

La lezione esercitativa consiste nella proposta, da parte del docente, di tecniche attive per acquisire, consolidare, approfondire uno o più  apprendimenti proposti agli allievi.

I presupposti teorici conseguono dall’approccio educativo nato alla fine del XIX° secolo, in primo luogo ad opera di John Dewey, che prese il nome di attivismo pedagogico.

Dewey fonda a Chicago una scuola elementare basata sulla concezione di Friedrich Froebel, sostenitore del principio per cui è necessario offrire al bambino la possibilità di immergersi nella natura, di sperimentarla, di parteciparvi con consapevolezza, di riviverla attraverso l’attività artistica e il gioco. 

La nuova pedagogia, secondo Dewey, deve mirare al metodo e abbandonare le nozioni fini a se stesse; ciò che realmente conta è la ricerca e lo sviluppo delle capacità critiche; l’apprendimento avviene attraverso la scoperta e l'esperienza diretta.

Il principio fondamentale sul quale si basa l’attivismo è che si apprende facendo (learning by doing) e che il bambino è il protagonista attivo del processo educativo e non il destinatario inattivo dell'azione dell'adulto. L'insegnante è la guida nel processo di scoperta del ragazzo e personalizza il suo insegnamento a seconda degli interessi e dei bisogni dell’allievo.

 

In Italia il movimento prende il nome di scuola attiva, autori illustri furono Maria Boschetti Alberti, Rosa Agazzi, Giuseppina Pizzigoni, Ernesto e Anna Maria Codignola e la più famosa Maria Montessori che tra il 1906 e il 1907 si occuperà degli asili presso le case popolari romane e della fondazione della prima "Casa dei Bambini” dando vita al metodo Montessori.

In Germania, importanti contributi furono portati da Gustav Wyneken e da Georg Kerschensteiner.
Negli Stati Uniti autori importanti furono William H. Kilpatrick, Helen Parkhurst e Carleton W.Washburne.

In Francia Edmond Demolins creò l'Ecole Des Roches (1898).

Le caratteristiche delle tecniche attive (partecipazione vissuta  degli studenti, il controllo costante e ricorsivo - feedback sull’apprendimento, l’autovalutazione, l’attualizzazione dell’esperienza, il lavoro di gruppo) contraddistinguono una particolare didattica[1]: quella definita con il nome di didattica laboratoriale.

 

Le tecniche attive[2]

Le tecniche attive possono essere classificate in più categorie:

tecniche attive di tipo classico:

fanno riferimento ad un modello che possiamo definire dell’addestramento ludico e della manipolazione,  sono le dimostrazioni e le esercitazioni che vogliono migliorare le abilità tecniche e operative mediante la riproduzione di una procedura, dove è richiesta la scomposizione della procedura in operazioni e in fasi da porre in successione e da verificare ad ogni passaggio. Utili per consolidare le conoscenze dei saperi presentati o analizzati con l’intero gruppo-classe. Gli strumenti tipici di queste tecniche sono il libro, il quaderno, negli ultimi anni anche pc, LIM, tablet (e recentemente, forse, lo smartphone);

- tecniche attive simulative:

- l'action maze (azione nel labirinto) consta nella esecuzione di  giochi interattivi che si presentano come simulazioni di situazioni di vita reale e ha come obiettivo lo sviluppo delle competenze decisionali e procedurali:

- il role playing (gioco dei ruoli) consiste nella simulazione dei comportamenti e degli atteggiamenti adottati nella vita reale; ha come obiettivo l’interpretazione e l’analisi dei comportamenti e dei ruoli sociali nelle relazioni interpersonali;

- il compito autentico persegue l’obiettivo di verificare le abilità degli studenti in contesti operativi reali o simili al reale, mettendo alla prova le competenze cognitive, metacognitive acquisite  utilizzando in modo significativo conoscenze e abilità;

- il debate (discussione) si realizza in un dibattito, svolto con tempi e regole prestabiliti, nel quale due squadre sostengono e controbattono un'affermazione o un argomento assegnato dall'insegnante; obiettivo primario è la maturazione di competenze trasversali relative all’area dei linguaggi, per favorire lo sviluppo di strategie comunicative applicabili ai contenuti delle discipline coinvolte nel processo didattico;

- la simulata su copione, consiste nel rappresentare situazioni particolari con un copione stabilito dai membri del gruppo, per raggiungere determinate competenze  in cui si suggeriscono sentimenti reali in una situazione programmata e costruita artificialmente.

- tecniche attive di analisi che si avvalgono di casi reali:

- lo studio di caso nel quale si analizzano situazioni comuni e frequenti, con lo studio di caso si sviluppano le capacità analitiche e le modalità di approccio ad un problema concreto considerato nel suo contesto reale;

- l’incident dove si analizzano situazioni inconsuete e si sviluppano le abilità decisionali e quelle predittive;

- il  defrifing  che indica il momento in cui, completata l'attività, il gruppo in formazione con la guida dell'insegnante/formatore torna riflessivamente su quello che è accaduto per raggiungerne consapevolezza e consolidare quadri concettuali espliciti;

- il tinkering (armeggiare, rattoppare) che consiste nell’esplorare le conoscenze tecnologiche e scientifiche stimolando la creatività per sviluppare la capacità di reinventare, personalizzare e conoscere ri-creando.

- tecniche attive di produzione cooperativa:

- dalla più semplice tecnica del brainstorming, a tutte quelle per l’elaborazione di idee creative in gruppo che strutturano il metodo del cooperative learning, per lo sviluppo integrato di competenze cognitive, operative e relazionali: Circle time, Jigsaw, Roundtable, Corners, peer tutoring, Blackboard share,  Student Team Learning, Turn toss, Learning together, Think-pair-share, Value line e molte altre ancora.

 

Il lavoro del docente di predisposizione e di attuazione della lezione esercitativa passa attraverso i seguenti step che possono essere codificati nello schema di lezione efficace che proponiamo:

  • selezionare, all'interno dei contenuti della disciplina presentati, quelli che si ritengono significativi ed imprescindibili per la propria classe;
  • preparare attività che, a partire dai contenuti selezionati, consentano agli studenti di acquisire competenze ed esperienze o di acquisire maggiore sicurezza ed autonomia nell’operare  e nell’apprendere;
  • predisporre e proporre agli allievi una serie graduata di attività, in modo da favorire  l'acquisizione delle abilitàe insieme fornire un quadro significativo dei concetti più significativi  e  degli apprendimenti disciplinari richiesti;
  • scegliere le modalità di organizzazione della classe che più favoriscono la buona riuscita (individuale, a coppie, in gruppi da 3-5 allievi....), tenendo presente che mentre ci si esercita la collaborazione tra allievi deve essere incentivata;
  • progettare e comunicare agli studenti, nel modo più circostanziato possibile, i tempi da dedicare a ciascuna attività, in modo da evitare inutili perdite di tempo; anche in situazione di laboratorio, che necessita di tempi distesi, è utile frazionare i tempi delle attività;
  • considerare, nel predisporre i materiali, i diversi stili di apprendimento degli studenti, proponendo materiali che comprendano  immagini, file audio, modalità di esercitazione basate sul TPR (Total Phisical Response) che si basa sulle modalità di apprendimento cinestesiche.

Infine è bene che alla base del percorso attivo ci siano motivazioni forti: esercitarsi richiede impegno e costanza, oltre alla volontà di superare ostacoli di vario genere, anche cognitivi; perché un’attività  interessi e inneschi volontà di comprensione e di ricerca non basta che sia proposta dall'insegnante, è importante che l’allievo riconosca il valore della conoscenza che gli si chiede di consolidare ed approfondire.

Concludendo: il valore aggiunto della lezione esercitativa si manifesta nella documentazione dell’esperienza, infatti ciascun elaborato finale in cartaceo, al pc o alla LIM dà la  possibilità della conservazione e/o del salvataggio del file; nella metacognizione, essendo possibile sperimentare la riflessione a posteriori determinata dalla conservazione dei prodotti elaborati o dalla distribuzione agli allievi del file dell’intera sequenza di lavoro; nella valutazione formativa resa possibile dall’occasione del confronto tra l’attività individuale e quella svolta dai compagni o in gruppo  e/o con quella già predisposta dall’insegnante.

 

Le tecniche attive di tipo classico: dimostrazione e esercitazione

Dimostrazioni ed esercitazioni[3] sono attività formative complementari il cui esito positivo deriva da un preciso impegno organizzativo: la dimostrazione senza esercitazione non produce apprendimento (non si impara a cantare osservando un cantante), l'esercitazione senza dimostrazione termina con una serie di sforzi incauti (come il montaggio di un'apparecchiatura senza le istruzioni per l'uso).

Con la dimostrazione non si insegna a fare qualcosa, che invece si apprenderà con l'esercizio, ma come fare qualcosa.

 

Le regole per progettare una dimostrazione[4]

  • Individuare la procedura da dimostrare, significativa per la disciplina affrontata.
  • Analizzare la struttura operativa della procedura.
  • Suddividere la procedura in fasi e indicare l'ordine di esecuzione.
  • Individuare i punti critici ovvero le fasi che usualmente si omettono perché date per scontate.
  • Indicare la sequenza migliore, o le migliori, quelle che conducono al successo dell'esecuzione.
  • Predisporre un elenco dei problemi possibili cui potrebbero andare incontro gli allievi.
  • Controllare l'esistenza e il funzionamento corretto delle apparecchiature e del materiale necessario alla dimostrazione.
  • Assicurarsi che tutti gli studenti possano vedere ed ascoltare adeguatamente le fasi della dimostrazione.
  • Provare la dimostrazione prima di presentarla agli allievi, studiarne le pause opportune fra le singole fasi.
  • Se la dimostrazione è stata progettata con cura ed eseguita in modo didatticamente corretto l'attività immediatamente successiva non può che essere l'esercitazione, altrimenti la dimostrazione perderà in brevissimo tempo la propria efficacia formativa.

Una buona esercitazione è quella che viene formulata attraverso una serie di esercizi, accuratamente programmati, con graduali difficoltà raffrontate al livello di apprendimento dell'allievo. È efficace l'esercizio che la maggior parte degli allievi eseguirà correttamente al momento prestabilito. L'esercitazione deve essere preceduta o accompagnata dall'aiuto del docente.

 

Le regole per progettare una esercitazione[5]:

  • Individuare gli esercizi più significativi.
  • Adeguarli alle caratteristiche degli studenti e per difficoltà e complessità crescenti.
  • Predisporne in numero sufficiente per un apprendimento duraturo.
  • Verificare la loro progressione in modo da sviluppare sistematicamente le diverse competenze dello studente.
  • Fissare i criteri di correttezza e di completezza di ogni esercizio
  • Predisporre una guida per lo studente (tipo "istruzioni per l'uso").

di Patrizia Appari

 

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BIBLIOGRAFIA

M. Castagna, Role playing, autocasi ed esercitazioni psicosociali. Come insegnare comportamenti interpersonali, Franco Angeli, Milano, 2014

M. Castagna, Progettare la formazione. Guida metodologica per la progettazione del lavoro in aula, Franco Angeli, Milano, 2016

 

[1] Parte della teoria e dell’attività educativa che concerne i metodi d’insegnamento; si distingue una d. generale, in quanto applicazione a ogni insegnamento di norme comuni, derivate soprattutto dalla conoscenza dello sviluppo psicologico e della maturazione intellettuale del discente, e una d. speciale, come adattamento di un particolare metodo a una specifica disciplina. http://www.treccani.it/vocabolario/didattica/

[2] La tecnica didattica è l’insieme, la successione dei procedimenti impiegati per arrivare ad un risultato, essa corrisponde a un insieme di azioni concrete che si scompongono in procedimenti, ciascuno dei quali ha il suo modo d’impiego.

[3] Dimostrazione e esercitazione sono tecniche applicabili a qualsiasi disciplina.

[4] F. Tessaro, 2007

[5] F. Tessaro, 2007

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