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Ago e filo a cura di Rachele Nasazzi

Gennaio 2018

Dopo una lontananza durata cinque anni, incontro a gruppi gli abitanti della Scuola. Docenti, personale amministrativo, collaboratori scolastici, dirigenti, formatori, genitori. Nessuno studente ancora. A loro vorrei riservare uno spazio dedicato in seguito.

“Come va?” È la domanda di rito, la domanda di contatto, che allude al Palazzo naturalmente. Noi ci siamo incontrati lì. Tempo fa. Lì abbiamo vissuto intensamente, intensamente sognato e lavorato.  Ci siamo intensamente emozionati esplorando il territorio più esteso e vario delle emozioni, da quelle conflittuali a quelle passionali, senza trascurare le sfumature. La scuola era una fabbrica di sogni, una bottega della fantasia, un laboratorio di idee e di progetti, una ambiente dove si ricerca e si impara. Gli alunni?  … una gioia E una sfida!  

Nel racconto di oggi raccolgo invece un sentimento generalizzato e profondo di disagio, di disorientamento, di insoddisfazione, di fatica non ricompensata.  Gli sguardi filano via, si allungano oltre la siepe, verso una via di fuga, a cercare qualche distanza o distrazione, qualcos’altro da dire.

E’ come intervistare un naufrago a Lampedusa diretto altrove: la meta, l’impegno, le energie, l’interesse sono rivolti verso un’altra destinazione. L’altrove, a scuola, è anche dentro il  ‘mansionario’ o dentro il ‘ruolo’, nella tabella individuale orario/sede, tra i contenitori un po’ misteriosi del curricolo, aspettando un periodo di vacanza, il miraggio della pensione. Cos’è successo dentro il palazzo?

 

Dove sono le orecchie del Re a ‘dare’ ascolto alle difficoltà e problemi per ricaricarsi e stupirsi? Non mi sembrano differenti gli abitanti, non mi sembrano esauriti, mi sembrano … stressati e … desolati! Sì, desolati. La radice semantica del termine è ‘solum’ Ed è proprio il sentimento di solitudine che avverto nella profondità. La solitudine è un’emozione difficile La solitudine a Scuola è dolorosa e paralizzante.  

Chi è il Re? Beh! Ognuno ha il proprio ed ha poteri magici  Pinocchio, il Mago di Oz, Artu, il Corsaro Nero, Pollicino, Peter Pan, Alice, Moby Dick, la Fata, la Strega, l’Orco e Il Gatto con gli Stivali. Sono i nostri “diavoli custodi” come direbbero Erri de Luca e Alessandro Mendini, quelli che nessun angelo può tenere a bada, ma che ci insegnano ad uscire dal bosco.

Mi infilo nella memoria per trovare i miei Re! Pedagogisti, psicologi, metodologi, scienziati, storici, matematici, linguisti, artisti.. La memoria si accende dove ci sono state emozioni. E allora… Freinet, Dewey, Bruner, Skinner, Vigotsky, Chomsky, Piaget, Montessori, Riccardo Massa, Duccio Demetrio, Umberto Galimberti, Paolo Mottana, Massimo Recalcati, Gustavo Pietropolli Charmet … Bruno Ciari, Don Milani, il Movimento di Cooperazione Educativa. Ma anche il CIDI, l’OPPI, Le università (De Bartolomeis e il sistema dei laboratori, Scurati, Antonietti). Anche i documenti programmatici nazionali sono un documento culturale da non trascurare. Molti studiosi lavorarono alla loro stesura. Il problema fu (ed è) se e come la scuola abbia elaborato contenuti ed indicazioni. Sembra un elenco casuale, ma non lo è. Ogni nome è legato ad esperienze memorabili e ad emozioni incancellabili  che cercano ancora la strada per attraversare il tempo. In fondo è l’emozione la radice della memoria.

E vorrei scoprire alcune radici. Per far crescere ali.

I ‘re’, i ‘mentori’, anche loro,  aiutano a sentirsi meno soli. Possono dare stimoli, strumenti, coraggio. Basta fermarsi un istante. Basta ascoltarli ancora  A scuola si può . A scuola si deve. La scuola è una sorta di zona franca rispetto al mondo esterno. A scuola il tempo è … un po’ distante (oltre che d’istante, come direbbe Bergonzoni), quasi sospeso rispetto alle regole e alle logiche della società. La scuola è un ambiente dove avvengono le trasformazioni più importanti e più significative della vita. La scuola non è una pista per corridori, o un corridoio (appunto) da attraversare per arrivare ‘oltre’ e ‘altrove’. Non solo. Occorre riconoscere e rivendicare al Tempo della scuola e al tempo ‘a scuola’ la sua autonomia e la sua compiutezza. Anche attraverso l’esperienza delle sue manipolazioni.  Il Tempo, ad esempio, nella scuola ‘dell’obbligo’, può andare più lento, può accelerare, può perfino tornare indietro. Ci sono tanti libri che ci raccontano come si fa e che ci danno un’idea del mondo e della cultura educativa nel suo essere e nel suo evolversi. In modo differente rispetto al WEB, che ci propone tutorial o una rete intricata che ci fa muovere in superficie, essi aiutano a dare il senso ai percorsi formativi praticati a scuola. Parlo dei

LIBRI DI PEDAGOGIA (che ci dicono gli studi su come si apprende)

LIBRI DELLE NEUROSCIENZE (che dicono degli studi più recenti sul funzionamento del nostro cervello e sulle possibilità di integrare emisferi e piani cerebrali)

LIBRI DI PSICOLOGIA (che ci dicono gli studi su come motivare e sostenere la motivazione ad apprendere)

LIBRI DELLA SAPIENZA ( che ci dicono i linguaggi e i saperi  delle discipline da conoscere)

LIBRI DI DIDATTICA  (che ci dicono storie ed esperienze su come si insegnano le cose che si devono sapere e saper fare. Quelli a volte sembrano ‘quaderni’ e sono bellissimi, altre volte sono scatole piene di Cose)

E’ l’emozione, radice di memoria, che dobbiamo infilare nella cruna dell’ago, quello che abbiamo perso nel pagliaio e che dobbiamo cercare per cucire resti di naufragio. Non perdersi d’animo è la prima difficoltà da superare.

L’idea della rubrica è quella di raccontare parole vissute a scuola, come brevi chat. Come suggestioni.  Perché nella suggestione c’è sempre un accenno di verità.

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