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Permanenze e mutamenti

Permanenze e mutamenti. Scenari di fondo, contingenze operative e perenne còmpito della scuola
“ Relazione al convegno "Nuove indicazioni per il curriculum: continuità e discontinuità”, Cesena, 23 settembre 2008

di Gabriele Boselli

Senso di una formazione-in-ricerca

In questi giorni si parla molto di “ritorni”: il ritorno più importante sarebbe –e molti insegnanti /Maestri lo sanno bene- il ritorno in grande al libro, ai grandi libri, al coltivare quei saperi che aiutano a conferire senso e vitalità all’agire quotidiano di chiunque lavori nella scuola: letteratura generale, filosofia, pedagogia generale e sociale (studio dei processi collettivi di interpretazione delle problematiche ed elaborazione scientifica dei progetti), confronto con storie intellettuali ed esperienze di valore. Occorre evitare che l’uomo di scuola, seguendo, come pur deve fare, la contingenza e l’emergenza, smarrisca le ragioni fondazionali, la ragion d’essere essenziale del suo magistero (G.Gentile), si riduca a considerare quella che occupa non una cattedra da cui insegnare e un banco ove imparare, ma una sorta di scrivania piena di pratiche cui adempiere. I poteri di questo mondo passano; che si propongano obiettivi di legislatura o pretendano di durare mille anni, il Destino non si lascia impressionare. Lo Stato, la scuola e la sua perenne missione restano.
I dirigenti scolastici e tecnici e gli insegnanti devono –nel rispetto della Legge- reciprocamente accompagnarsi nel qualificato lavoro culturale, educativo, didattico, organizzativo e amministrativo da svolgere, interpretando la cultura e la scienza e valorizzando gli aspetti migliori della storia e dell’intenzionalità del territorio in cui operano. Occorre evitare anche che genitori e alunni vengano pensati come “clienti”, anziché come persone che portano con sè bisogni cui corrispondere e capacità cui offrire campo.
La scuola rappresenta un volto della cultura e si occupa primariamente di istruzione ed educazione. Prima ancora che obiettivi, ha degli scenari e un orizzonte di finalità. Chi la dirige o vi insegna sia soggetto attivo di cultura, abbia senso dello Stato, sia capace di dialogo e di autonomia nei confronti dei poteri locali, intraprenda iniziative, costituisca punto di riferimento, si ponga vicino a tutte le persone, le accompagni, le motivi. Sia uomo (o donna) che abbia qualcosa da dare sul piano umano e da dire su quello culturale. Attento alla mutevole progettualità ufficiale, s’interroghi su ciò che deve conservare e su quel che di nuovo deve portare nel mondo (R.De Monticelli).

Permanente e primario: additare l’Intero

Nelle scuole l’interdisciplinarità è spesso più dichiarata che praticata. Il mondo tardomoderno è plurale ma uno deve essere lo sguardo che lo coglie: lo sguardo degli interi (le persone) che si volgono all’Intero tutto ciò che è) (Hegel, Gentile). Nella cultura e nella società contemporanee e in quelle prossime venture l’Intero non è un monolite omogeneo ma è un fluido; non è l’Unico ma riflette il tempo della pluralità.
Occorre interrogarsi sulla cifra epistemologica generale dell’epoca e cercar di essere maestri (al plurale) capaci di portare il pensiero a comprendere lo spirito del mondo, guardare quel che di nuovo sta maturando e immaginare l’oltre. Insegnare è soffrire per gli apparati didattici del non-pensiero (TV, videogames e parte del sistema informativo) ma anche aver la fortuna di spendere il più del tempo di vita nell’essere parte del processo di generazione della cultura e della scienza, contribuire all’evolversi della società, aprire spazi e offrire metodi al conoscere dei giovani. Insegnare significa confrontarsi attraverso i giovani con tutti i fenomeni della torsione intellettuale e del disagio esistenziale di questa società d’inizio millennio, ma anche essere illuminati dalla curiosità, dall’intuizione, dalla fantasia, dall’impeto e dall’intelligenza delle nuove generazioni. Tutti fattori di nuovo pensare.
Se i documenti programmatici ministeriali passano, il tesoro, che abbiamo il compito di custodire, di tremila anni di cultura dell’Occidente e delle persone che abbiamo con noi resta e si incontrerà sempre di più negli anni a venire con con altri tesori, in particolare con quelli della cultura araba, cinese e indiana e le persone che vengono da quelle terre.
E’ tempo dunque per la scuola –luogo privilegiato del pensare disteso- di interrogativi radicali. Vi è ancora un cielo, e quale, sopra di noi? Scorre la storia, o il suo fluire è cessato? Le civiltà sono inesorabilmente avviate al dialogo a al conflitto? O tutto è possibile e niente è inesorabile? Possiamo accontentarci di saperi produttivi unicamente di pensieri “utili” in quanto destoricizzati, depersonalizzati, definalizzati, di competenze atte a far conseguire gli obiettivi di un mondo trasformato in dominio? In cosa può consistere, oggi, l’esercizio del pensiero?

La scuola negli ultimi anni è cresciuta nel disincanto ma è ancora capace di tutelare la meraviglia, la speranza, di nutrire la fiducia dei giovani nel loro futuro.
Occorre coltivare speranze nella possibilità di restare (e di educare a divenire) soggetti individuali e collettivi non rassegnati ma viventi nella storia perenne dello spirito. Sarà allora (futuro ottativo) pensiero che fluirà da una vita riappropriata e da una cultura alta: pensiero non rassegnato al non-pensiero, critico e creativo, sensato e sensante, non superficiale ma profondo, non frenetico ma lento, non scenografico ma autentico, non monolitico ma plurale, non descrittivo ma interpretativo, non solo universale ma anche regionale, non dominato dalla necessità ma aperto sul possibile, non deterministico ma indeterministico, non epistemico ma epistemologico, non separante ma connettente, non sistemico ma costellazionale.
Sarà vero che l’ipersistema della cultura tardomoderna si va sfaldando e in quali forme un universo culturale nuovo, un nuovo pensare e un nuovo insegnare vanno prendendo forma? La scuola, l’università e le costellazioni della ricerca possono essere nutrici o forse madri di imminenti macrofenomeni del pensiero?
In questo domandare siamo confortati anche dalla prevedibile ripresa del processo di rivoluzione scientifica sostanzialmente interrotto dopo il primo trentennio del secolo scorso. E’ ormai, nelle scienze dello spirito come nelle scienze del mondo fisico, il tempo di un ulteriore assetto del pensiero.

Cosa cambia e cosa è destinato a permanere negli scenari del conoscere. Inter-rogazioni

---Pieghe imprevedibili si formano per effetto di tensioni discontinue sul piano evolutivo della cultura e con meccanismi d’onda ne aprono altre sull’esistenza e sull’educazione dei soggetti. Quali spazi si aprono per il pensare dei docenti, soggetti intellettualmente e pedagogicamente motivati?
---L’ampia virtualizzazione del mondo riduce la solidità delle “cose” artificiali e incrementa i “quanti di forza” i vettori, i tensori che con ampie e non lineari escursioni di potenza in modo poco prevedibile ridisegneranno il mondo. Quali effetti?
---La probabile, imminente rivoluzione delle conoscenze. L’attualità portata a evidenza dagli studi presenta lo stato brillante della ricerca tecnologica, quello ingessato e sotto pressione della ricerca scientifica, una certa depressione teleologica delle scienze dello spirito. Tutte le scienze sono però percorse da tensioni, agitate al loro interno da vettori di trasformazione intensi seppur disorganici, grandi masse di conoscenza sempre meno si riconoscono nelle varie legislazioni disciplinari.
Siamo dunque in stato pre-critico? Gli statuti del conoscere si incrineranno al punto da non poter più sostenere il peso del nuovo?
---Economia globale e tensioni innescate La globalizzazione porta le nuove generazioni a una precarietà del lavoro che si traduce anche in precarietà dell’esistenza. Come ritrovare serenità all’elaborazione di progetti di vita e di educazione?
---La grande Migrazione Sul pianeta si muovono come mai prima masse migranti, erratiche. Vanno fuori dalle loro terre, portando il loro dolore e il loro lavoro, le loro culture, aprendo frattali in terre che vedranno mutare le loro radici, alter-are le loro visioni del mondo e i loro assi trasformazionali. Cosa ci porterà la grande Migrazione?
---Il Maestro Contro la compartimentazione/frammentazione delle conoscenze costituite, ci sarà sempre, in molti insegnanti, un Maestro capace di additare –non in solitudine ma insieme a dei colleghi- la totalità del campo dei fenomeni. Saprà efficacemente additare l’Intero, che non è il finito né il completo? Contro la frammentazione delle conoscenze e del lavoro, la scuola, l’università, le biblioteche, i musei sapranno creare le condizioni di un conoscere che abbracci nella sua interezza il campo del pensabile? Saprà additare, oltre il pre-pensato, l’impensato? Continuare la tradizione e nel contempo schiudere i giovani all’inconfigurato, al venturo?
---La trascendenza Sapremo volgere l’attenzione alla sicura incombenza del mistero e alla sperabile presenza del divino oltre il visibile, l’ascoltabile, il tangibile, l’ordinariamente pensabile? Troveremo qualcuno che sappia far cenno, anche se ha solo intravisto, affinchè altri veda un poco oltre. Non solo Dio è nascosto e si può intravvedere per radi cenni (Heidegger), ma qualsiasi cosa.
--Scuola di con-fine Ogni vera scuola è di confine: con l’impensato, il trascendente, il futuro. Sapremo invitare a far esodo dalle contingenze che non ci fanno vedere nulla che non sia ideologia del Centro, che ci alienano gli spazi autenticamente vitali? Come introdurre i bambini e i giovani a una vita propria illuminata da un pensiero proprio?

Crisi e riapparizione del soggetto

Il nostro Io non è più uno, ma una sedimentazione meticciata di pluralità. L’universo -secondo il Ceruti del paragrafo delle Indicazioni che tratta del “nuovo umanesimo”- non è più uni-verso ma pluriverso._
Sta sgretolandosi un mondo; chi lo sostituisce e con che? Il post-moderno spezza il primato del soggetto, apre a possibilità; non ci sono più le vecchie categorie concettuali.
Pesa sulla scuola il cambiamento del lavoro. Qual è il rapporto tra scuola e lavoro? Come stanno i ragazzi che vivono in famiglie afflitte da precarietà del lavoro dei genitori o con genitori che lavorano ma “spremuti” fino all’estremo? Ci sono aspettative positive sul lavoro venturo dei giovani? La visione emancipativa e universalistica della nostra scuola sta subendo forti battute di arresto; è stata molto attiva alla fine degli anni sessanta tant’è che ha allargato la base della mobilità sociale. Ora la scuola fatica a restare efficace fattore di mobilità sociale.
La saggezza delle scuole Niente ossessioni per la velocità e i risultati mediaticamente ostensibili; essenziali sono i princìpi e va elogiata la lentezza; la scuola, che in qualche modo è simile a un pachiderma, è saggia, ha vita lunga (per ora, 3000 anni) poi che il suo incedere è lento e, spesso, sa vedere lontano.

Conclusioni

Quali indicazioni essenziali, dunque, per educare e istruire, si delineano nello scenario della società e della cultura contemporanee? Su cosa continuare a fare affidamento e quali altri riferimenti indicare a chi accompagna coloro che sono agli inizi del cammino?

Permanenze Resta -ci si augura- lo Stato, attuazione istituzionale della volontà dei cittadini. Uno Stato che abbia una visione eticamente fondata della sua funzione, che non sia asservito ad alcun’altra forma di potere. Resta, pur oltraggiata, la Terra ovverò ciò di cui ciascuno di noi primariamente è costituito; dobbiamo insegnare a conoscerla e amarla. Resta il pensiero induttivo di pensare e di conoscere che si è tesaurizzato in 3000 anni di storia dell’Occidente. Resta l’amore che perennemente rinasce tra le donne e gli uomini di questo pianeta, amore tra loro, per la cultura, per la Patria, per il pianeta e per le stelle. Le scuole conservano questi tesori e li portano a frutto donando nuove ragioni alla Speranza (Spe salvi, Benedicti XVI).

Mutamenti Muta il tipo di affidamento che si fa sul patrimonio culturale e sul suo futuro. Non statica roccia ma elementi dinamici che maturano nel primario luogo di produzione del vero: l’interiorità della persona (Agostino d’Ippona).
Mutano significato anche alcune delle parole essenziali dell’orientarsi del soggetto nel mondo, di seguito esposte in ordine alfabetico come riferimenti destinati ad assumere nuova pregnanza: altro, conoscere, coscienza, desiderio, dialogo, disincanto, epochè, evidenza, fondazione, frattale, giocare, incompletezza, indecidibilità, Intero, intersoggettualità, intenzionalità, migrazione, narrazione, non lineare, paradosso, persona, piega, relatività, relazione, rete, nodo, rischio, rumore, senso, soggetto, sollevare, slargare, sospetto, stati critici, Stato, tensione, tensori , vettori, velocità-lentezza. vuoto. _
Su queste parole gli insegnanti/Maestri della provincia di Forlì/Cesena –scuola di ottime tradizioni- potrebbero lavorare; non per adattare la scuola al mondo presente, destinato a non essere più quando i nostri alunni saranno adulti, ma per costruire con fiducia quello venturo.

Ricordare
In momenti difficili come questi, occorre trovare forza nelle memorie dell’esperienza, nelle grandi tradizioni
delle scuole di Romagna, nel ricordo delle grandi figure di insegnanti e dirigenti che abbiamo conosciuto e ci
hanno dato coraggio. Un thesaurus meritorum cui attingere per conservare la nostra dignità e mantenere
l’autonomia che più conta, quella intellettuale, morale, pedagogica.

Immaginare
Ma la scuola non è solo memoria: sarebbe rapidamente cancellata. Deve liberare il futuro.
Ogni insegnante o dirigente o ispettore, che sia anche un Maestro, è anzitutto un maestro di libertà. Quando non si limita a produrre competenze, quando il suo pensare non è schiacciato sulla contingenza è anche la voce per cui il futuro si crea; forte dell’eredità dei millenni, riesce a pensare (e additare) alla desiderabilità del domani; insegna a guardare al futuro non con
timore ma con speranza.




Bibliografia
Agostino d’Ippona Confessioni (400 circa p.C.n) tr. Roberta De Monticelli, Milano, Garzanti, 1990

J.J. Rousseau Emilio (1762) La Scuola, Brescia,

G. Gentile (1913) Sommario di pedagogia come scienza filosofica Le lettere, Firenze, 2005

M. Heidegger Segnavia Adelphi, Milano 1985

P. Bertolini L'esistere pedagogico La Nuova Italia, Firenze, 1988

Roberta De Monticelli Ontologia del Nuovo, Bruno Mondadori ed., Milano 2008

Voce Conoscere in Per un lessico di pedagogia fenomenologica a cura di P. Bertolini, Erickson, Gardolo di Trento, 2006

G. Boselli Non pensiero e oltre. Scenari e volti per un’educazione al pensare venturo, Erickson, Gardolo di Trento, 2007

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