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L’e-tutor: chiari e scuri di una figura professionale

di Patrizia Appari

 

2001.
Nella scuola nasce la figura del tutor on line dall’esigenza di fornire figure esperte di supporto alla formazione, che per la prima volta viene programmata attraverso un modello con l’uso della rete, per i quarantacinquemila docenti neo assunti in quel anno.
E’ gennaio. Per marzo servono duemila tutor on line.
Al nuovo annuncio l’etere viene pervaso da interrogativi:  cos’è questo tutor on line? Che cosa deve fare? Vengono diramati comunicati su possibili formazioni atte a definire le competenze necessarie all’esercizio di questa figura.
E’ marzo. Docenti di buona volontà con alle spalle esperienze, le più disparate, si candidano per questa avventura. La formazione parte. La piattaforma che offre l’offerta formativa, un po’ meno. Tra disconnessioni improvvise, colli di bottiglia della rete nelle ore di punta e numerosi altri inconvenienti dovuti all’imprevedibile, conseguenza naturale di qualsiasi “prima volta”, i neo tutor on line si barcamenano alla meglio ottenendo, nella maggior parte dei casi, anche buoni risultati.
Ma chi è il tutor on line? La risposta a questo interrogativo resta ancora avvolta nella nebbia. Intanto, i lungimiranti, coloro che per professione sono sempre abituati ad arrangiarsi cominciano a formarsi in autonomia. E’ un periodo di grande fermento nel quale gli entusiasti della rete vedono in esso un radioso futuro per la didattica da destinare a bambini ed adulti.
2002.
Agenzie pubbliche e private che si occupano di formazione, recependo la novità, cominciano ad occuparsene: ci si interroga, si discute, si studiano le esperienze internazionali, vengono progettati i primi percorsi di formazione. Il fermento è palpabile e la fiducia nella rete molto viva.
2003.
Il tutor on line cambia il nome con quello di e-tutor. Per le numerose azioni formative progettate a livello pubblico viene proposto l’e-learning integrato. Si entra nel merito, dunque, di concetti quali: l’uso di approcci pedagogici necessari alla produzione di risultati didattici ottimali; l’impiego di svariate forme di tecnologie didattiche; l’unione di tecnologie web e di strumenti di condivisione e, non per ultimo, l’utilizzo di svariate forme di tutoring (esperto, tutor, peer tutor, ecc.).
Nella scuola l’interesse per la tecnologia sembra diventare alto, tuttavia il computer ed in particolar modo Internet, godono ancora della dubbia fama di pericolosi strumenti in grado di distruggere certezze acquisite e antiche abitudini. Fare didattica attraverso Internet costringe i docenti a ripensare la propria professionalità alla luce della perdita del predominio, sino a poco prima  riconosciuto, di depositari unici ed indiscussi del sapere.
2004.
Il profilo dell’e-tutor per le azioni formative offerte dall’amministrazione alle scuole si definisce. Il docente esperto che, nel frattempo si è formato da solo, deve sapere promuovere percorsi in autoapprendimento; aiutare i corsisti nella comprensione, indirizzo e sviluppo del proprio piano di studio, illustrando il metodo e gli strumenti didattici a disposizione, nonché le caratteristiche tecnologiche delle piattaforme; gestire attività in rete orientate al coinvolgimento dei partecipanti nel processo di apprendimento sia a livello individuale che per piccoli gruppi: produrre report, elaborare progetti, negoziare problemi, gestire classi virtuali; coordinare esercitazioni individuali o di gruppo supportando i discenti e garantendo loro un feedback adeguato; conoscere strumenti e tecniche per moderare e animare collaborativamente le interazioni in rete.
Cinquecentomila insegnanti attraversano le piattaforme INDIRE e se ne allontanano con i più disparati umori: gli entusiasti (che subito si candidano, di qua e di là, come novelli e-tutor); i critici (per i quali “è sempre meglio un corso in presenza”); gli atterriti (per i quali qualsiasi forma di innovazione produce sgomento); i rassegnati (che in presenza o on line mancano della motivazione all’apprendimento).
2005
La letteratura sull’e-learning si fa matura. E’ possibile attingere dai numerosi testi prodotti da esperti italiani. Vengono pubblicate “Linee guida” da svariati enti qualificati. Gruppi di esperti stendono liste di competenze sperimentate. Le università propongono percorsi dettagliati: corsi di specializzazione, master dedicati a tematiche specifiche e ai vari profili professionali destinati alla formazione e-learning.
Vengono annunciate, si auspicano, si propongono sistematiche azioni di messa a sistema, tramite azioni formative destinate agli e-tutor, tramite definizioni dei profili e quindi delle competenze necessarie per potersi riconoscere e proporre come e-tutor per la formazione on line. Tuttavia gli interventi, anche se spesso di buona qualità,  sono sporadici, esclusivi, non generalizzati. Prolificano elenchi, graduatorie, liste di e-tutor ciascuna stilata con criteri differenti.
L’entusiasmo per la formazione e-learning si affievolisce.
2006
Il silenzio cala sul clamore sviluppatosi negli anni appena descritti.
I tenaci, i caparbi, gli ostinati continuano a crederci, a lavorare, a specializzarsi.
2007
Settembre. La Dir. M. n. 68 del 3 agosto 2007, che annuncia le azioni formative progettate per la nuova grande innovazione e comunica le modalità operative per l’avvio alle Indicazioni per il curricolo, recita che “per le iniziative mirate allo sviluppo professionale dei docenti occorrerà rivisitare approcci e metodi di intervento, privilegiando la formazione in presenza …”.
Ci si chiede se in questa affermazione sono state recepite le preoccupazioni che ormai da qualche tempo circolano in rete (per tutte: “Who killed e-learning? – Johannes C. Cronje ). Soffermiamoci sulla situazione italiana: grandi progetti accompagnati da grandi risorse, i risultati dei quali sono sotto gli occhi di tutti gli addetti ai lavori: forse troppo grandi da governare a causa delle famose variabili indipendenti tipiche della complessità; piccoli progetti condotti con scarse risorse e buoni risultati ma costretti al declino perché non messi nelle condizioni di poter essere generalizzati.
Abbiamo assistito in questi anni ad operazioni analoghe a quelle subite dall’e-learning, dove, sull’onda delle emergenze continue che travolgono la scuola, le risorse sono state convogliate una volta di qua e una volta di là. Ricordiamo le campagne per la salute, le stagioni destinate ai progetti genitori, e ancora, i tempi per lo sviluppo dell’autonomia e per le riforme (una, due, tre) e altro ancora.
Per quanto riguarda il modello formativo sul quale stiamo disquisendo e, quindi, per quanto concerne il destino degli e-tutor, senza prendere la parte degli apocalittici o quella degli integrati* possiamo affermare che le risorse intellettuali esistono anche in mancanza di riconoscimenti ufficiali. Esistono anche i docenti che ci hanno creduto e ancora una volta nel corso della carriera, ormai lunga per molti, loro malgrado, sono costretti a prendere nuove e diverse strade obbligate che perseguono altri obiettivi sempre lontani e indistinti, perché domani .. è un altro giorno.
Ci chiediamo se l’e-learning è morto, ma la formazione in presenza è viva?
Quando il discorso della formazione in servizio, qualsiasi sia il veicolo sul quale si deciderà di farla viaggiare (magari prendendo esempio da altre comunità professionali che non si scandalizzano davanti all’aggettivo “obbligatoria”) verrà seriamente considerato?
Quando al formatore dentro alla scuola, in base agli obiettivi da perseguire, verranno richieste competenze diversificate e specializzate come quelle del project manager, dell’instructional designer, dell’esperto dei contenuti, del mentor, del tutor?
Se questo un giorno accadrà non dimentichiamo che già esiste una grande risorsa: quella degli e-tutor.

 

* A proposito degli integrati, è da poco nato da un progetto di Mario Rotta: etutorcommunity.org

Un portale dedicato alla comunità professionale degli e-tutor, progettato applicando modelli orientati al social networking. Vi si trovano occasioni concrete per confrontarsi con i colleghi e con i committenti. E’ possibile descrivere il proprio percorso professionale attraverso una scheda analitica e confrontarsi con altri e-tutor su problemi specifici o su tematiche di interesse comune.
Un modo per entrare in relazione con tutti coloro che sono impegnati in progetti di e-learning,

Entrando a far parte della comunità professionale degli e-tutor che si sta costituendo nel portale si può:

  • descrivere in modo accurato la propria esperienza, le proprie competenze attraverso una scheda/portfolio dettagliata;
  • essere visibili in un database consultabile da parte di aziende e organizzazioni interessate a collaborare professionalmente con e-tutor con specifiche caratteristiche;
  • consultare una knowledge base di risorse condivise;
  • consultare un archivio di articoli redazionali e contributi di esperti;
  • consultare archivi di notizie professionali selezionate da fonti nazionali e internazionali.

 

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